martedì 26 aprile 2016

Padre Richard Hay – La Storia di Rosslyn di Guillame Beaujeau



200 anni dopo la morte del fondatore della Cappella - sir. William St. Clair e del trascrittore del suo manoscritto, Sir Gilbert Hay - un altro possibile discendente, lo scrittore padre Richard Augustine Hay, canonico regolare di St. Genevieve in Parigi, e priore di Piermont, era al lavoro su un altro prodotto letterario collegato a Rosslyn.
Sua madre, Dama Jane Spottiswood, figlia dell’High Sheriff di Dublino, vedova di George Hay, figlio del Lord Registrar di Scozia, sposò in seconde nozze Sir James St. Clair di Rosslyn che morì nel 1699. Padre Hay, nato ad Edinburgo nel 1661, fu educato in Francia. I suoi lavori letterari includono memorie dei suoi tempi. Alla fine del 17° secolo egli fece una raccolta delle registrazioni storiche e delle carte di famiglia dei St. Clair ancora esistenti all’epoca. Il manoscritto comprendente questi dati, composto da 3 volumi, fu completato intorno al 1700. Parte di questa produzione fu successivamente pubblicata dallo storico James Maidment nel 1835 con il titolo “Una genealogia dei St. Clairs di Rosslyn comprendente i carteggi di Rosslyn”. Ne furono stampate solo 12 copie grandi e 108 tascabili. Il lavoro è tuttora incompleto e le originali Carte di Rosslyn vennero successivamente distrutte da un incendio.
E’ da questa opera che abbiamo appreso che la Cappella fu ideata da Sir William St. Clair, ultimo Principe di Orkney, nel 1446. Si dice anche che Sir William apportò significativi miglioramenti al Castello di Rosslyn.
Dopo la battaglia di Dunbar del 1650, le truppe di Cromwell comandante dal Gen. Monk assediarono e distrussero il castello di Rosslyn ed accasermarono la loro unità di cavalleria all’interno della Cappella. Quest’ultima fu ancora danneggiata dalla folla in occasione del saccheggio del Castello avvenuto in data 11.12.1688.
Padre Hay racconta che invecchiando il prodigo Sir William decise di costruire una casa a servizio di Dio con una lavorazione abilmente curiosa. “Realizzata per la sua soddisfazione e per la grandezza della gloria di Dio. Artigiani vennero fatti arrivare da altre regioni e da paesi stranieri, e causarono un’abbondanza quotidiana di tutti i tipi di lavoratori presenti come ad es. muratori, carpentieri, fabbri, carrettieri, ecc. Le fondamenta di questo raro lavoro furono gettate nell’anno del Signore 1446.  Per prima cosa prese vari materiali di legno di pino baltico e li diede ai carpentieri per scolpirli e consegnarli successivamente agli “stonemasons” come modelli da riprodurre in pietra. Siccome pensava che i massoni non avevano un conveniente posto ove alloggiare (to lodge) in prossimità del luogo ove stava costruendo la Cappella egli fece costruire per loro l’ancora esistente villaggio di Roseline (fine del 17° secolo)”.
Lo scrivano racconta che Sir Williams: “diede ad ognuno di questi una casa e terre … ricompensò i “masons” secondo il loro grado, così al Master Mason diede 40 sterline e di conseguenza ricompensò tutti coerentemente: gli scalpellini, i carpentieri ed ogni altro”.
Per dare una misura, a quel tempo (metà del 15° secolo) un taglio di manzo costava 3 pence e una pinta di birra un quarto di penny.
Sir William, il fondatore, morì nel 1484 e fu sepolto nella Cappella ancora in costruzione. Essa venne progettata a forma di croce quasi 5 volte più grande la sua misura attuale. All’epoca furono gettate le fondamenta che sono ancora lì e, se la struttura fosse stata completata su di esse, avrebbe le stesse dimensioni della Cattedrale St. Giles di Edinburgo!
Sir William fungeva da architetto, supervisore e direttore dei lavori (work master). La sua speciale posizione nei confronti delle Corporazioni sopra menzionate potrebbe qualificarlo come Patron.
Questo scritto è la traduzione di una parte del libro sottostante, acquistabile, in inglese, presso lo store della Cappella di Rosslyn:

Segnalazione Culturale


Il Pensiero Magico di Davide Riboli

Tutto è sacro

I see you everywhere, in the stars, in the river, to me you’re everything that exists; the reality of everything.
—   Virginia Woolf, Night and Day
Che senso ha, sedici anni dopo il secondo millennio dopo Cristo, occuparsi di magia? Oltre che, beninteso, candidarsi ad un domicilio stabile nei registri del Ridicolo?
Non la magia dei guaritori delle pene d'amore, da inserzione sui giornaletti, né quella della cartomante vestita da comparsa zingara in un film della Hammer e neppure quella di Houdini il Grande. Queste, in inglese, ricadono tutte sotto magic.
Ma se si aggiunge una k magick diviene Magia dei Padri, conoscenza sapienziale ed inquietudine memore dei Raffaello, dei Leonardo da Vinci, dei Giordano Bruno, degli Isaac Newton, così, tanto per far dei nomi, giù fino a Mozart massone, Einstein lettore attento della Blavatsky, Freud iniziato alla B'nai B'rith, Jung e I-Ching.
Non c'è stato grande artista o scienziato [c'è differenza?] che non abbia avvertito, in modo profondo, leggero, pubblico o privato la necessità di recuperare qualche forma di pensiero magico.
Dove comincia il pensiero magico? Dove finisce, quando finisce? E perché finisce?
Debbo ancora trovare una risposta più perfetta di quella che Pasolini seppe costruire nella sua perfetta Medea.
Chirone centauro narra a Giasone bambino chi è, qual è la sua discendenza, di quale reame potrà vantare il comando. Giasone, ch'è per l'appunto un bambino, si addormenta al sole e come tutti i moderni giunge all'essere Uomo dimentico di sé. Prima di lasciarlo al suo destino, Chirone proverà a spiegargli perché tutto, Tutto, è Sacro.
https://youtu.be/LBPF0F8aF5I
Non c'è nulla di naturale in Natura…
Anni dopo, sotto le mura di Tebe, Chirone e Giasone si incontreranno di nuovo. Ma Giasone è ormai un moderno, urticato dai vestiti, schiacciato dalle architetture, destinato al dolore di ciò che può solo essere perso, senza mai essere stato trovato.
  https://youtu.be/x0JyllYpQWs
Ciò che è sacro si conserva, accanto alla sua nuova forma sconsacrata…

Simbologia gnostica ed esoterica della fiaba "Hansel e Gretel" Di Douglas Swannie



A molti di voi sarà familiare la fiaba di Hansel e Gretel.

Faccio un riassunto della trama per chi non la conoscesse: vicino ad una foresta vive un taglialegna con sua moglie e due bambini, Hansel e Gretel. Muore la madre dei bambini e il taglialegna si risposa. È una famiglia molto povera, e a causa di una carestia, i due bambini escono per cercare del cibo. Ad essere precisi è la matrigna che suggerisce di portare i due bambini nella foresta e abbandonarli, ma i bambini sentono di nascosto questa atroce proposta, e quindi Hansel decide di raccogliere dei sassolini bianchi cosicché possano lasciare una traccia per ritornare a casa. Poiché egli riesce nel suo intento, i due bambini vengono riportati nuovamente nel bosco, ma portano con sé, questa volta, una fetta di pane, con cui marcano il sentiero lasciando cadere briciole lungo la strada. Tuttavia le briciole vengono mangiate dagli uccelli, e così i due bambini si perdono nella foresta. Dopo aver vagato per un po’, essi giungono, con l’aiuto di un uccello bianco che li guida (un meraviglioso simbolismo!), ad una piccola casa fatta di pan di zenzero e dolci, e Hansel ne stacca un pezzo per mangiarselo.

Improvvisamente la porta si apre e ne esce una vecchia che li invita a entrare. Li nutre con montagne di frittelle e frutta e poi li mette a letto. Quello che Hansel e Gretel non sanno è che la vecchia è una malvagia strega che li sta ingrassando così da poterli utilizzare nel suo piatto favorito: “bambini arrostiti”! I bambini vengono fatti prigionieri (Hansel è rinchiuso in una gabbia, mentre Gretel è ridotta in schiavitù) e la strega continua a dar da mangiare a Hansel, ma quando gli ordina di sporgere il suo dito attraverso le sbarre per vedere se sta ingrassando, Hansel imbroglia la strega mezza cieca sporgendo un osso secco al posto del suo dito. Infine, con una stratagemma, Gretel riesce a spingere la strega nel forno, preparato proprio per cuocere suo fratello, e a liberare Hansel. I due bambini trovano il tesoro della strega (una cascata di perle e pietre preziose), se ne riempiono le tasche e cercano di trovare la via di casa. Giungono ad una grande distesa di acqua, e un cigno bianco li fa traghettare: approdati dall’altra parte riconoscono la zona come i dintorni di casa loro, e qui arrivano con immensa gioia del loro padre, che li informa che la matrigna è morta nel frattempo (alcuni commentatori suggeriscono che la matrigna e la strega sono metaforicamente la stessa persona, perché la matrigna muore giusto quando i bambini uccidono la strega). E, come in tutte le fiabe, “vissero felici e contenti”.
Una grande storia di involuzione e di evoluzione!

La casa del taglialegna è il mondo spirituale o divino, da dove tutti veniamo e dove alla fine tutti ritorneremo. La presenza nella storia della matrigna – notare come nelle fiabe le matrigne sono sempre cattive – indica simbolicamente l’esistenza materiale, il corpo fisico, nel quale sono discesi l’anima (Gretel) e lo spirito umano (Hansel). NB Nell’antica simbologia l’anima (cioè la mente, che ha impressa l’immagine divina o spirituale della nostra creazione e della nostra perfettibilità) è sempre femminile, mentre il spirito (o forza della vita) è sempre maschile. In due punti del racconto si nota la presenza di un uccello bianco, un chiaro segno della guida divina (lo Spirito Santo).
La casa di pan di zenzero sembra così invitante, ma è come il Paese di Oz (nel libro Il Mago di Oz), cioè un mondo strano, pieno di colori, meraviglioso, eppure spaventoso, ma non è il mondo “reale”, non è la loro “vera” casa. In ogni caso, l'anima e lo spirito entrano nel corpo fisico (la casa di pan di zenzero), ma, come capita anche a noi, si rendono conto che è come una vera e propria casa-prigione, in cui possono accadere, e purtroppo accadono, cose molto malvage (del resto, non è così anche nella vita terrena?). Come Gretel, siamo incatenati in uno stato di schiavitù, e ciò è in larga parte dovuta alle nostre false identità, ai nostri falsi sé, che erroneamente pensiamo essere la “persona reale” di ognuno di noi. La strega rappresenta simbolicamente tutte quelle forze negative, che cercano di sopraffare, o addirittura distruggere, lo spirito umano (Hansel); cose come le dipendenze, le cattive abitudini, le ossessioni, le compulsioni, l’attaccamento e il desiderio di tutti i tipi. Si noti, inoltre, il simbolo della strega cieca che palpa un osso secco: ciò rappresenta tutte quelle forze negative che sono cieche al nostro vero spirito. Credo inoltre che l'osso secco simboleggi soprattutto quell’intellettualità arida, che non è mai capace di discernere o conoscere le verità spirituali. Abbraccio fermamente l'uso della ragione nella soluzione dei problemi umani, ma c'è qualcosa di terribilmente triste e inadeguato nella ragione e nell’intellettualità arida, senza saggezza spirituale.

Il fuoco nel forno rappresenta simbolicamente un evento o in momento speciale, in cui l'anima (Gretel) si risveglia --- e trova la libertà. Le ricchezze spirituali (simboleggiate dalle pietre preziose) sono alla nostra portata, ma prima dobbiamo attraversare la Grande Acqua (cioè la morte). L’anima e lo spirito alla fine vengono traghettate (il cigno bianco è uno psicopompo, come Hermes, Osiride, Lúg, Odino e Caronte), e sul lato opposto c'è …la Casa Eterna.

(Liberamente tratto e rielaborato da “Hansel and Gretel, or the story of you and me” di Ian Ellis-Jones)

Il Presidente del Clan Sinclair Italia Tiziano Busca sulle tracce dei Templari a Venezia La Chiesa della Maddalena



La Chiesa della Maddalena venne eretta nel sestriere di Cannaregio la prima volta molto probabilmente intorno all’anno mille e spesso queste costruzioni venivano finanziate da signori locali; sa da il caso che gli isolotti di questa zona fossero possedimenti della Famiglia Baffo che secondo le cronache veneziane sarebbe stata una famiglia originaria di Parma. In realtà Baffo è un nome abbastanza controverso e le teorie che lo coinvolgono sono tra le più diverse: c’è chi sostiene che il cognome originario fosse in realtà Balbo e che Baffo sia stato dovuto ad un errore di pronuncia, e che un Balbo fosse luogotenente dell’Ordine del Tempio; c’è chi si spinge molto oltre asserendo poi che Baffo derivi in realtà da Baphomet il famoso idolo dei Templari, nessuno in verità sa con certezza, ma alla fine poco importa basta osservare la chiesa per capire che con i Templari centra eccome. Quello che è veramente curioso è che nel 1356 il Senato della Repubblica aveva dichiarato festivo il giorno 22 luglio in onore della sua Santa, Maria Maddalena appunto, confermando sul sito veneziano una antichissima venerazione che dura ininterrotta da 10 secoli. Se questa cosa si deve al fatto che la Famiglia Baffo faceva parte dell’organo di governo della Repubblica ben venga, ma se i Baffo o Balbo fossero membri dell’Ordine Templare di certo non lo sappiamo anche se facendo due più due è possibile.

Nella foto il Presidente Tiziano Busca con Davide Bertola ed il socio del Clan Italia Daniele Franceschi

Gabriele la Porta a Spoleto



Ci guardano dall’alto, questi versi, come gli angeli di Avicenna che, mentre si innalzano chiamati dall’Amore per il Divino, non possono fare a meno di tornare indietro per alleviare le umane sofferenze, di fare proprie le nostre lacrime, per poi sentirsi nuovamente attratti dal cielo e, salendo, dalla terra, in una continua tensione tra due mondi.

Ci spingono, non a caso ma per Fato, a gettarci nel baratro dell’altrove come il tuffatore di Paestum. Si cade con la sicurezza assoluta di Ibn al-Fàrid che non ha paura di cantare che “Chi non muore davvero del suo Amore di vivere d’Amore non avrà la ventura”.

Sono messaggeri, questi versi, e quindi Angeli. Sono “vangeli”, perché “buone novelle”.

mercoledì 20 aprile 2016

Salone Internazionale del Libro di Torino



Carissimi Soci del Clan Sinclair Italia anche quest’anno saremo presenti al salone del Libro di Torino per presentare tre libri di grande interesse. La fiera ha un programma ricco di eventi, il giorno di nostro interesse particolare è il Lunedì 16 Maggio 2016, con un calendario così articolato:

Alle ore 11.00 aprirà le danze il filosofo Mauro Cascio che presenterà la sua ultima fatica : Contributo alla critica del tempo (e di me stesso)


Un viaggio a Londra, uno a Lisbona e uno programmato a Belgrado. In mezzo sette giorni per riflettere sul tempo che passa e non lascia che riflessioni, foto, letture. Puoi giusto viverlo e lui è già memoria. Così Cipriano, Girolamo e Giovanni della Croce riescono a dar voce, e per sempre, a domande che nessuno è mai riuscito a seppellire.



Alle ore 12.00 seguirà il nostro Presidente Tiziano Busca che ci racconterà il suo libro: Rito di York. Storia e metastoria, un testo appena dato alle stampe che letteralmente sta andando a ruba


Il Rito di York è il Rito Massonico più anziano e più diffuso nel mondo. In Italia sono pochi gli studi e questo è il primo tentativo di presentazione più o meno organica e coerente della storia, della simbologia dei gradi, dell'operatività mai prescritta ma sempre suggerita. Perché la Massoneria è uno scrigno di tesori dal valore incommensurabile. Che non si può più conservare in tinello.



Alle ore 13.00 chiuderà il fiore all’occhiello del Clan Sinclair Italia, il Vice Presidente Massimo Agostini che si riconferma esperto cultore del Femminino Sacro che presenterà Nel Nome della Dea – Sulle tracce dell’Antica Religione


Eccolo qua, il nostro uomo: sa provare il sentimento dell'onnipotenza e dell'infinito e poi deve fare i conti con la morte. E questo vuole essere un percorso storico, simbolico ed 'esoterico' alla ricerca dell'antica religione presente nell'umanità fin dalla notte dei tempi. Inevitabile partire da Atlantide riferendosi al Timeo e a Clizia di Platone e all'immane catastrofe che si abbatté sull'umanità! Una civiltà Atlantidea conosciuta e raccontata a Clizia anche dai Sacerdoti del Tempio Egiziano di Sais. Atlantide è un mito che ha forse una sua origine nella realtà, diventando il mito tramandato attraverso leggende e rituali dai popoli superstiti all'immane catastrofe. La ricerca entra quindi nel tema della religiosità dei prima civiltà nota alla storia: quella dei sumeri trasmessa anche agli Egizi per giungere agli Ebrei e al Cristianesimo e infine ad ordini iniziatici di tutti i tempi compresa la moderna Massoneria.

Il Grande Stabilimento di Manoscritti di Rosslyn - di Guillame Beaujeau

Uno dei tesori della Libreria Nazionale di Scozia è il manoscritto realizzato a Rosslyn nel 1456 circa. Secondo quanto riportato sullo stesso, Gilbert Hay, cavaliere, ne effettuò la traduzione e produsse le 3 parti a forma di portafoglio seguendo le istruzioni di William Sanctclare di Rosslyn. Un piccolo riquadro (Patricus Lowes Me Ligavit), unito al nastro di pelle, indica che il rilegatore fu Patrick de Lowis, un cittadino di Rosslyn che morì nel 1466. Quel nastro di pelle, finemente lavorato, è riconosciuto come il più importante esempio del suo genere nelle Isole Britanniche. Questo è solo uno dei molti manoscritti conosciuti ad essere associati a Rosslyn. I fabbricanti di carta, traduttori ed amanuensi facevano certamente parte dello stabilimento annesso alla grande libreria di Rosslyn Castle saccheggiata nel 17° secolo. Grazie alla traduzione e riproduzione di questi si pensa che Rosslyn poteva essere collegata con Anju in Francia (alcuni dei lavori prodotti a Rosslyn si sa che hanno avuto origine là).
5 manoscritti ricollegabili a St. Clair sono nella Libreria Nazionale di Scozia e ciascuno porta una o più firme sue. Uno di questi è un gigantesco compendio di 1000 pagine scritte a mano principalmente da James Mangnet nel 1488 circa. Commissionato da William St. Clair, che dall’intestazione risulta essere il primo proprietario, esso contiene Leggi della Corporazione, Leggi Forestali nonché Leggi e Costumi dei Maestri d’Ascia. Tutte norme vitali per le Corporazioni Operative Scozzesi! Un lavoro necessario anche per le indicazioni legali dei loro patroni, protettori ed arbitri ereditari: i St. Clairs di Rosslyn.  
Questo scritto è la traduzione di una parte del libro sottostante, acquistabile, in inglese, presso lo store della Cappella di Rosslyn
 

Letture del Clan Giordano Bruno – Vita e avventure di un pericoloso Maestro del pensiero Di Gabriele La Porta



Una biografia di Giordano Bruno e al tempo stesso un romanzo sulla vita, sul rapporto intrattenuto con i grandi personaggi dell’epoca, sulla visione cosmica di un uomo instancabilmente in lotta contro ignoranza, bigottismo e ipocrisia.
“Troppe volte Bruno sembra vivere ineluttabilmente con la scardinante dedica dell’Oscuro ‘ai vaganti di notte, ai maghi, ai posseduti da Dioniso, alle menadi, agli iniziati’ (Eraclito 14, A 59, trad. Giorgio Colli). Un empito dionisiaco avviluppante il Dio in una danza a spirale che sfonda secoli inutilmente pesanti solo per gli umani. Perché la forza del Nolano è racchiusa in un perenne vaticinio donativo. Circolarità senza fine, Sphairos consustanziale con Afrodite iperuranica. Per questo è contemporaneo di Hermes, il donatore agli umani, e quindi con Spalle Larghe (Platone), Porfirio e Giamblico lo scrutatore degli Egizi e poi a Giuliano l’Apostata e ‘all’altro’ Giuliano il Kremmerz degli anni nostri. Ma i filamenti luminosi de ‘gli eroici furori’ hanno troppo scandagliato Anima sempre eterna per non parlare continuamente a quell’Amore che ‘ratto s’apprende’ ai ‘Cor’. Così il Nolano adepto ai sacri misteri di Orfeo continua il suo canto donativo in nome di quella ‘necessaria Follia’ che rende qualsiasi suo lettore un processionario nelle file dei seguaci dei Maghi, in nome del divino ardore che nessun rogo potrà mai cancellare. Ecco perché tutti noi siamo fermi al 17 febbraio del 1600. Per ricordare come su ogni creatura e cosa domini ‘la Folgore’. Ovvero l’abisso radioso che si apre dal Bacio degli Amanti.”

Gabriele La Porta
Per l’acquisto: http://www.bompiani.eu/libri/giordano-bruno-2/?refresh_ce-cp

Letture del Clan Il Mistero del Re del Mondo e il Mito di Agharta - Luigi Pruneti



LUIGI PRUNETI, Il mistero del Re del Mondo e della mitica Agharta, La Gaia Scienza, Bari 2014, pp. 150, illustrato, €. 15,00
“Un discendente dei Re Magi, un alleato di Genghiz Khan, un gran principe indiano o etiope, o un potente vescovo nestoriano sovrano di un mondo inaccessibile traboccante di favolose ricchezze? Chi è, dunque, quel misterioso Re del Mondo, il Re – Sacerdote “Maestro di Giustizia”, che regge il destino dei mondi dagli immateriali palazzi dell’invisibile di quel celeste reame dell’oriente sotterraneo sospeso tra cielo e terra, tra enigmatiche leggende e simboli di una tradizione spirituale e centrale perduta?
Sulle tracce sapienziali di Guénon, lungo le orme ispiratrici di altri prima di lui, su e giù per sovramondi e sottosuoli inesplorati dell’altrove, e più innanzi ancora, l’Autore ci conduce attraverso il tempo mitico della conoscenza sovra – razionale, in un viaggio argonautico di “archeologia dello spirito”.

Una ricerca per stupefacenti mappe filosofiche di quell’ignoto “Centro spirituale”, l’inaccessibile Agharta ai confini del Paradiso terrestre, il leggendario Prete Gianni, la sacralità del concetto di imperium, l’assiale Albero sacro; tra invisibili passaggi a più alta comprensione dei simboli della conoscenza reintegrativa: vera opera trasmutatrice tra viscere minerarie e intelletto di gloriosa luce”. [dalla quarta di copertina]



Luigi Pruneti nasce a Firenze dove studia e si laurea in materie letterarie per poi specializzarsi in discipline storiche.
Nel 1977 scrive, in collaborazione con T. Panaro, Opposizione religiosa nel Medioevo; questo suo primo libro ottiene, due anni più tardi, il Premio “Portovenere – Montefinale” di saggistica e giornalismo”. Inizia così una lunga attività di scrittore che vede la pubblicazione di 25 opere. Inoltre suoi contributi sono presenti in 51 collettanee, alcune delle quali da lui curate.
A questa occupazione affianca quella di docente e di giornalista pubblicista. Attualmente è direttore responsabile del trimestrale “Officinae”.
Oltre a studiare la storia della massoneria, s’interessa di simbologia ed ermeneutica del simbolo, di esoterismo, di storia delle tradizioni popolari, di storia regionale, di geografia storica.

Negli ultimi anni si è pure dedicato alla narrativa scrivendo prima la novella Una piccola magia e quindi Memorie di Atlantide, una raccolta di racconti fantastici dai significati simbolici.

Ha partecipato, in qualità di relatore, a circa ottanta congressi, molti dei quali a carattere internazionale.

Intervento del Sommo Sacerdote e Presidente del Clan Sinclair Tiziano Busca alla Gran Loggia 2016



Venerabilissimo Gran Maestro, Fratelli Gran Dignitari, Fratelli Maestri, vi porto il saluto del Rito di York dei Maestri dell’Arco Reale.

Questa Gran Loggia,  il cui tema è veramente affascinante, anzi direi intrigante, apre un contesto di riflessioni, di confronto, su quello che è la nostra natura e la nostra essenza in un tema ed in un tempo in cui viviamo una dimensione completamente nuova il nostro essere, il nostro quotidiano, la nostra dimensione di iniziati.

24 giugno 1717 con tre Logge Inglesi, alla Taverna dell’Oca, si viene a formare quella che oggi noi riconosciamo coma la Massoneria Moderna. 299 anni! Un tempo lungo, un tempo difficile, un tempo in cui la storia ha attraversato momenti particolari e complessi, conoscendo tragedie, conoscendo violenze, conoscendo momenti di ricchezza e opulenza, ma vi era un tempo in cui questo messaggio passava attraverso una stratigrafia di posizioni e di presenze che coinvolgeva anche il Nostro modo di essere, il Nostro contesto di iniziati.

Forse in quel tempo noi abbiamo potuto testimoniare, anche sul piano storico, il valore e significato del nostro Lavoro Muratorio e della nostra presenza iniziatica. Per quel poco che può servire, ma credo che poco non sia, anche nella storia del nostro Paese, in vari momenti e diverse occasioni, la storia delle Libera Muratoria ha scritto il suo nome sulle pagine più belle dei valori di libertà, di riconoscenza, di funzione prioritaria dell’Uomo rispetto a tutto ciò che apparteneva alle nostre tradizioni etiche ed ai valori più sacri quelli della Liberta della Solidarietà e della Fratellanza.

 Il tempo di oggi in questo tema intrigante: i doveri dell’uomo i diritti del mondo! Ci pongono un tema:siamo pronti? Io vi inviterei a guardare il Fratello che è vicino a voi, a guardargli il viso, a guardarlo negli occhi, ad osservargli gli zigomi, il colore della pelle, la forma delle labbra, il soma, i capelli, fotografate questo momento! Pensate che fra 15 anni non saremo più così! Pensate che quella immagine che voi osservate ora è una immagine che già sta cambiando perché viviamo ora l’ultimo tratto di lunga strada che è già iniziata, che è quella della internazionalizzazione, della globalizzazione, della multiculturalità.

L’abbiamo vissuta attraversando questo tempo forse senza cogliere fino in fondo il significato di ciò che ci stava accadendo. Questo interrogativo che la Gran Loggia oggi ci apre, con questo tema in discussione, pone anche a noi il significato ed il senso di questo nuovo dialogo che dobbiamo costruire. A chi parliamo? Come parliamo? A chi ci rivolgiamo? Chi è pronto a raccogliere questa grande sfida che riguarda noi ma riguarda i valori su cui noi abbiamo nel tempo consolidato il nostro credo?

Il nostro è un mondo difficile ed è anche un dialogo particolarmente complesso da questo punto di vista. Perche noi parliamo di rivoluzione in un mondo in cui la rivoluzione non c’è.! Fratellanza! Uguaglianza! Liberta! Non esiste una rivoluzione per questi valori in questo momento.... oggi! Esiste, al contrario, una profonda guerra verso questi valori che sono rappresentati in maniera sorda da gruppi di interesse economico, politico, finanziario, di gestione di beni e risorse, che umiliano la natura dell’Uomo ed emarginano sempre di più le posizioni deboli, meno incisive nel tessuto sociale, nel tessuto politico, nel tessuto economico. Ma noi dobbiamo parlare a qualcuno che è figlio di questo tempo e che è figlio di una rivoluzione possibile. Noi dobbiamo parlare a quell’Uomo che è nato in questo tratto di strada di cui non abbiamo colto il tema della grande diversità e della nuova identità che stava nascendo. Ed è quell’Uomo della tecnica, quell’Uomo della decisione, quell’Uomo della cultura, quell’Uomo che sprigiona nella sua quotidianità la capacità di compiere scelte che possono modificare radicalmente e testimoniare il percorso nuovo verso una dimensione in cui i nostri Valori trovano spazio, trovano forza, trovano identità comune.

Dobbiamo parlare a quell’Uomo dell’Anima, dobbiamo parlare a quel Cercatore di Pietre che attraversa costantemente la sua dimensione quotidiana per ridare spazio a quella grande idealità che è padre e madre di questa di questa spiritualità che genera la nostra natura, che è figlia di tutti quei valori che noi oggi rappresentiamo.

 Noi oggi come Grande Oriente d’Italia, noi oggi come Corpi Rituali! Noi oggi come Fratelli della Comunione! Non dobbiamo cadere nella tentazione di rincorrere. Dobbiamo essere rincorsi! Dobbiamo testimoniare. La testimonianza è fatta di grandi capacità. Di grandi capacità che testimoniano non soltanto il valore di presenza ma la capacità del quotidiano di quello che noi Fratelli noi Maestri portiamo all’interno del nostro contesto. E a questo Uomo dell’Anima vorrei leggere una brevissima considerazione di Rumi, uno dei più grandi mistici, che evoca con forza anche il tema di questa Gran Loggia "Tutto quanto concerne l'Anima si svela spontaneamente ed ogni sforzo razionale non fa che allontanarla. Questo perché la sua natura non e' fenomenica. Si coglie col cuore come una poesia,come un'opera d'arte. Si sente,si ama ma nessun concetto,come ombra fugace, e' ad essa adeguato".

Ecco Fratelli parliamo ai nostri cuori, guardiamoci negli occhi,sappiamo che le ombre precedono sempre la luce, ma i nostri valori i nostri simboli la nostra idealità il nostro sforzo di essere Massoni porterà la luce anche in quelle zone di ombra che, anche oggi, chiudono il mostro mondo .Gran Maestro insieme all’augurio di buon lavoro mi permetto di donarti un modesto lavoro mio, un libro il Rito di York tra Storia e Metastoria, che mi piace omaggiarti come Gran Maestro come Compagno!

mercoledì 13 aprile 2016

Segnalazione Culturale - Gabriele la Porta a Spoleto


Sull’unicità della Donna Vera di Giuliana Poli



di Giuliana Poli
Non è un caso che nei momenti di difficoltà economica e di cambiamento epocale, tutti ritornano alle radici: alla terra e alla donna, ma nel mondo femminile ci sono spaccature sempre più grandi, poiché all’interno di questo universo ci sono delle diversità importanti. Tra le tante ci sono donne che ritengono giusto pretendere la metà del tutto.  Donne che vogliono la parità in tutto.  Ma è la miglior scelta culturale e sapienziale? In un mondo del lavoro, dove non prevale la meritocrazia, in una società consumistica, individualista, distruttiva, maschilista, convinta che per avere successo bisogna “correre” da soli  in aperto antagonismo con gli altri, la richiesta – a mio giudizio – di volere essere equiparate agli uomini, è implicitamente riconoscere che la donna ha fallito. Ha fallito, poiché ha distrutto se stessa, la propria aristocrazia spirituale, dignità, il proprio orgoglio, il modo di far l’amore, di essere sposa e madre, di essere capo in maniera diversa da quella maschile.  E’ un dichiarare che ormai le donne sono in guerra con se stesse e con gli altri, in quanto tendono ad auto-assimilarsi all’uomo, ad emularlo o scimmiottarlo in tutto. Sempre di più si vedono donne che sono ormai uomini con la “minigonna” dal bell’aspetto.
Vittime del vecchio sistema, del femminismo, giusto elemento di rottura da una mentalità “talebana” degli uomini, ma che poi ha portato ad una degenerazione, per non esser riuscite a superare e riportare la propria identità nei canoni del femminile. Le donne che pretendono, che scendono in piazza per l’uguaglianza con l’altro sesso, hanno irriflessivamente accettato di farsi “schiacciare” dallo stesso schema maschile che ufficialmente affermano di osteggiare. Continuando, purtroppo, a fare il gioco delle oligarchie, a cui, ovviamente, non interessa nulla delle donne ma solo a far cadere un governo avverso. Questo nuovo movimento femminile vuole la “metà del tutto”, in tutti i campi, la parità assoluta con l’uomo. Ora, con tutto il rispetto per tutte le donne, dissento fortemente – come donna della Tradizione – dal dovermi equiparare o comparare con un uomo. Sono una donna naturale ed ho la consapevolezza di appartenere ad un mondo completamente diverso da quello maschile. Inoltre, rivendicare la propria legittimità a partecipare in maniera più significativa alla vita politica e sociale, attraverso una proporzione matematica (la metà di tutto), considero sia abbastanza “castrante” (a proposito di donne/uomo). L’uomo e la donna non sono delle entità scientifiche che possono essere valutabili attraverso dei criteri scientifici, ma degli esseri umani, unici, irripetibili e totalmente complementari.
Ha ragione Kirk, quando afferma che il mondo delle fate e, quindi, della Natura, riusciranno sempre a vincere sulla scienza. Lo scientifico è tutto ciò che è dimostrabile. E’ tutto ciò che ripetuto infinite volte, dà il medesimo risultato. Gli esseri umani (uomini e donne), invece, rappresentano il mistero della vita. La Natura è mistero. Quando inizia e quando ha termine la vita naturale? La scienza non sembra saper rispondere… Come stabilire, allora, l’assegnazione della metà di tutto? Su quale base scientifica? Quella aritmetica del numero? E se all’interno di quel 50% ci fossero degli imbecilli, li considereremmo tutti ugualmente intelligenti, capaci e competenti, a maggioranza o per decreto? Ecco, dunque, la dimostrazione che la “parità” è un’astrazione, della pura demagogia, un soggetto di mera ed interessata propaganda. Al massimo, potrebbe produrre una semplice spartizione di poltrone tra uomini e donne, la cui competenza lascerebbe, comunque, molto a desiderare. Qual è, allora, il giusto criterio per stabilire se una donna, in un certo determinato campo, vale più di un uomo o viceversa? Io credo sia l’esperienza e competenza specialistica. Il poter dimostrare (e non soltanto dirlo, affermarlo o pretenderlo…) ciò che si è e che si vale, nella vita di tutti i giorni. Se questo fosse il criterio di valutazione, chi si sentirebbe scioccato o offeso dal fatto, ad esempio, che ci sia una più alta maggioranza di donne o di uomini capaci di occupare posti di comando?  Chi (uomo o donna che sia) si sente di essere capace e competente, e può simultaneamente e concretamente dimostrarlo, in che cosa disturberebbe gli uomini o le donne incompetenti? Il governo potrebbe a quel punto essere composto anche da sole donne.
Allora, mie care e predilette amiche, rimettiamo al centro della nostra vita, la Madre Natura. Natura aborret vacum. La Natura aborrisce il vuoto. Nulla nella Natura è vuoto. O si tiene conto di questo dato incontrovertibile o ci si auto-condanna ad estraniarci dalla realtà. Osservando la realtà della Natura, ritorneremmo a essere noi stesse. E non ciò che ci hanno ideologicamente convinto che dovremmo essere, per delle finalità che nulla hanno a che fare o a che vedere con la nostra reale ed intima esistenza. E’ soltanto attraverso l’osservazione e lo studio della Natura che possiamo trovare tutte le risposte ai nostri infiniti perché. E, di conseguenza, riuscire a risolvere l’insieme dei problemi delle nostre società. Invece, accecate e forviate dall’ingannevole credenza di essere le sole portatrici visibili e tangibili della verità assoluta ed indiscutibile, ci siamo distaccate da nostra Madre: la Natura.  Questo, come sappiamo, ha prodotto una società vacua ed astratta, dove non c’è sapienza, né competenza, ma dove tutti pensano di avere il diritto di poter dire o fare (o soltanto dire di fare?) tutto. Mentre, invece, la Natura ci insegna che ognuno di noi, per il semplice fatto di essere nato, ha senz’altro un ruolo nella società. E’ sufficiente cercarlo. Anche se, per cercarlo, con la certezza di poterlo trovare, è indispensabile conoscere se stessi. Non per niente, l’arte della politica è quella di riuscire a combinare le energie umane di cui realmente disponiamo. E non certo quella di armonizzare teoricamente ciò che non abbiamo o vorremmo avere.


Certo, le ideologie lasciano sperare che tutto è possibile. Anche trasformare una donna in uomo! Oppure, creare una ricchezza virtuale che, in realtà, non esiste. Situazione che, come sappiamo, ha alterato in maniera catastrofica la stessa economia mondiale. In Natura questo non può avvenire poiché la Natura stessa ci indica che un uomo, resta uomo, ed una donna, donna. E le risorse della terra non sono, né possono essere infinite. Una volta, le donne sapevano tutto questo, per istinto. E se oggi lo hanno dimenticato, lo debbono ricordare. Ascoltando la voce della vita che alberga in loro. Ci sono state ere, nel passato, in cui la donna non era una “cavernicola”, il cui ruolo era solo quello di fare figli, come ci hanno fatto credere, ma governava. E gli uomini erano felici di farsi governare, poiché essi stessi erano legati alla Madre e il ciclo naturale della vita si svolgeva con armonia…  Ora, siamo all’inizio di una nuova era.
E non è escluso che quest’ultima sia di nuovo quella delle donne… Quelle vere!

Letture del Clan - Giuliana Poli



Dopo l’Antro della Sibilla e le Sue Sette Sorelle
in uscita
Il nuovo Libro di Giuliana Poli

Le Figlie del Sole, dalla Sibilla ai culti solari matrilineari,Edizione XPublishing, Roma,2015, pagg. 170.

allegato alla rivista Fenix  di Giugno
BOOK TRAILER:
https://www.youtube.com/watch?v=2PhSt7w7LCQ&feature=youtu.be



Il Libro: Le Figlie del Sole di Giuliana Poli è il secondo volume sulla Sibilla Appenninica che esce dopo l’Antro della Sibilla e le sue sette Sorelle che troverete a seguire su Fenix di Luglio in ristampa. Questo nuovo saggio ha uno “sguardo” che va oltre il mero territorio dei Monti Sibillini studiato a fondo in un contesto più ampio e profondo. Dai Veda Indiani (VII/V a. C) passando all’ideologia Greco-romana e soprattutto etrusca, questo libro si propone di ripercorrere l’antico culto della Sibilla Appenninica e le Sue Sacerdotesse allargandone gli orizzonti di spazio e tempo. Interessante come Giuliana Poli, una delle poche scrittrici della Tradizione più autentica, abbia ricucito insieme il Tutto partendo dall’originario Uovo Cosmico. Con Le Figlie del Sole, la Poli restituisce al femminino sacro la più alta aristocrazia spirituale come la magia del cerchio solare nei suoi tre aspetti. Importante il collegamento delle antiche origini italiche con gli orientali Pelasgi, con il mito troiano e gli Etruschi. Cosa hanno in comune le Marche, la Valle d’Aosta e la Sicilia? Molto “forte” l’unione della Sicilia della Venere Ericina con le Marche. Perché poi l’Italia è vera terra dei misteri? Affascinante la teoria della Poli sul perché I Cavalieri d’oltre Alpe ricercano le proprie origini  sui Sibillini ma lascerò il disvelamento ai lettori. Interessante inoltre l’ambivalenza dello scrivere della Poli che al saggio alterna un modo di scrivere più aulico e poetico che “parla” direttamente alle forme archetipiche più profonde dell’uomo.

L’Autrice: Giuliana Poli, giornalista, scrittrice ricercatrice . Dopo la laurea in giurisprudenza diventa giornalista e scrittrice studiosa di tradizioni arcaiche e corrispondente di testate giornalistiche e televisive. Collabora con Mario Polia al libro "Tra Sant'Emidio e la Sibilla" Forni Editore, Bologna, 2004. Nel 2008 a Napoli con Controcorrente Edizioni esce il suo primo libro "L'Antro della Sibilla e le sue sette Sorelle" " dove da una storia narrata da una anziana dei Monti Sibillini elabora l’idea che intorno al Monte Sibilla sette chiese dedicate alla Vergine Maria riproducono in terra la Costellazione della Vergine celeste un successo che apre un esteso dibattito culturale oggi in ristampa.  "Dio è Femmina?" Finis Terrae, esce a Lugano nel 2014. Presentatrice di eventi culturali importanti è stata oggetto di vari riconoscimenti . Il suo modo di scrivere "iconoco" ed "eclettico" colloca Giuliana Poli come una scrittrice "Terra di mezzo" tra la Scienza e la Ricerca di frontiera nel mondo del sacro dove risiedono gli archetipi. Le sue opere sono un atto immaginativo singolare ed ineguagliabile, un ponte tra due grammatiche: la logica dalla forma saggistica "precisa e puntuale" nelle fonti e il linguaggio metalogico dalla tonalità evocativa, lirica, che và oltre la parola, poiché come Lei stessa afferma: "L'apparente non senso stimola la mente a trovare soluzioni".
Donna estremamente pratica che si distingue anche nel mondo della comunicazione d’impresa e nelle relazioni esterne forte della sua cultura e studiosa della tradizione  che utilizza per un approccio evoluto al business internazionale. Attualmente è Vice presidente e Responsabile  delle relazioni esterne e comunicazione per lo sviluppo nazionale ed internazionale di Eplatform.

martedì 12 aprile 2016

A Bologna Nel Nome della Dea



Si è svolto lo scorso 9 Aprile, presso la Sala del Tribunale del Circolo Ufficiali, la presentazione del libro Nel Nome della Dea – Sulle tracce dell’Antica Religione del VicePresidente del Clan Sinclair Italia Massimo Agostini. Un successo di pubblico e di contenuti che hanno reso l’atmosfera del convegno magica ed emozionante.

Due relatori d’eccezione il Socio Onorario del Clan Italia il Prof. Gabriele la Porta ed Egidio Senatore moderati da Mario Martelli, alla presenza dell’autore e del Presidente Tiziano Busca hanno ammaliato il pubblico presente ripercorrendo la storia delle figure del Sacro Femminino attraverso i secoli. Una conferenza nata in una serata conviviale tra Spiriti Eletti nella quale non sono mancati momenti di grande emozione.

Abbiamo deciso, vista l’eccezionalità dell’evento, di dividere in tre parti questo comunicato stampa per ricordare a chi c’era, ma anche per cercare di trasmettere a chi suo malgrado non è potuto essere con noi, i momenti più emozionanti della conferenza.

Con immenso piacere era presente in sala la figlia di una delle Guide Spirituali che in questi anni ci ha accompagnato in questo percorso di crescita personale e culturale, Elisabetta Galli, una delle due figlie del recentemente scomparso Maestro Giordano Bruno Galli, in suo onore Massimo Agostini ha letto un pezzo tratto dal libro Nel Nome della Dea in cui ha riportato l’interpretazione data dal Maestro di Alchimia

Spirituale, nonché amico fraterno Bernardo Shin al secolo Giordano Bruno Galli, che qui di seguito vi riportiamo:

“Il cuore è il compimento dell’opera, è lo Zolfo Aurato. C’è lo Zolfo, il maschile, la materia, l’energia, la forza, contrapposto alla leggerezza, alla volatilità del Mercurio.

Lo Zolfo deve inglobare il Mercurio, il maschile deve inglobare il femminile e viceversa.

È proprio nella riunificazione di quello che era a livello di progetto, quando Adamo viveva in Eden, che il cuore dovrà ricomporsi, con l’aiuto dell’energia universale che è fermata dal Sale, ovvero dalla possibilità di agire e di essere, poiché da solo lo Zolfo sarebbe impotente. Nell’unione, quando è sacra, se non c’è il Vescovo, il maschio e la femmina non possono unirsi.

Non ho mai trovato tra i tanti simboli alchemici quello che potesse rappresentare questa trasmutazione dello Zolfo in Oro, ma cercando, con umiltà, con desiderio di sapere e di conoscere, ho trovato la rappresentazione dello Zolfo Aurato.
Il simbolo dello Zolfo è un triangolo con la punta rivolta verso l’alto e una croce greca rivolta verso il basso. Il cuore diventa Oro quando si sublima, quando trasmuta e va in cielo, perché è materia, ma è anche spirito. La materia e lo spirito trovano il loro simbolo in Maria (Myriam) che è stata assunta in cielo e prima di lei Gesù, suo figlio, assunto anch’egli in cielo, diventando Oro.

Solo Maria e solo Gesù vengono raffigurati dalla Chiesa Cristiana con il cuore esterno, davanti al petto, in mostra, e quel cuore con una croce sopra ha la forma di un triangolo. Il Sacro Cuore di Maria e il Sacro Cuore di Gesù sono un triangolo con la punta in basso e una croce in alto, il simbolo dello Zolfo rovesciato.

Non ci esprimiamo solo con le parole, ma ci esprimiamo anche con simboli, con immagini che sono espressioni altrettanto importanti, altrettanto forti, altrettanto confacenti, come l’espressione delle parole. Certo le parole vanno per tutti, i simboli vanno per pochi.”


La presenza del Maestro era, potremmo dire, tangibile.

Visti i richiami alla Dea Iside Egidio Senatore ha voluto che il Prof. La Porta lo accompagnasse nella lettura dell’Inno a Iside, perché, come ha detto, se invochiamo una Iside dobbiamo capire chi era e le dobbiamo rendere omaggio.  E per renderle omaggio come si conviene è stata chiamata proprio Elisabetta Galli, espressione di quel genio femminile di cui Agostini racconta nel suo libro. 




Inno a Iside

Perché io sono la prima e l’ ultima
Io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.


IL RITUALE DEL GOLGOTA di Massimo Agostini Vice Presidente del Clan Sinclair Italia



(…) La storia del Golgota è alquanto emblematica non solo nell’at­to finale della crocifissione, che da strumento di morte si tra­sforma in elemento salvifico per l’intera umanità, potendo an­che ipotizzare che la vicenda abbia avuto sviluppi ben diversi da quelli comunemente raccontati. A tale proposito, negli appunti che mi furono consegnati da Ian Sinclair, archivista e storico dell’omonimo Clan Scozzese legato al mito della Cappella di Rosslyn, ho ritrovato un’interpretazione che darebbe ragione alla natura iniziatica di tale evento, riconducibile ai rituali di morte e rinascita dell’antica religione.

Secondo Ian Sinclair: Nei Vangeli canonici la Resurrezione è conseguente a un rito, chia­mato “Scomunica”, della durata di tre giorni e tre notti, che con­duceva l’iniziato al superamento dell’ultimo velo posto a confine tra la vita e la morte, e l’unico modo per evitare la morte definitiva del quarto giorno era l’elevazione (anàstasis) da parte del sommo sacerdote. Nel caso di Gesù, l’unico in grado di compiere la cerimonia di “risveglio” dopo il viaggio iniziatico nell’Oltretomba, era Simone Zelota ( …)
… Maria Maddalena, essendo la più intima discepola di Gesù, era a conoscenza di quel piano e fu proprio lei a curare le ferite di Gesù per poi vederlo trasformato dalla terribile prova della “Scomunica”.

Il luogo della sepoltura di Gesù, più che un sepolcro in un cimitero, rappresentava il luogo degli inferi, un sacello corri­spondente al Sancta Sanctorum di un tempio, posto nel mona­stero esseno di Qumram, dove compiere l’atto finale del per­corso iniziatico rappresentato dall’uscita dal Regno dei Morti tramite l’incontro con l’Amata. (…)Il significato iniziatico di questa storia coinciderebbe con quella del mito egizio quando, a compimento del percorso di Osiride nel Duat, avviene la sacra unione con l’Amata (Iside) e il concepimento del figlio Horus, Hor-sma-tawy, il nuovo “Re del Mondo”, un Re-Dio (Rex Deus) che dona nuova luce all’umanità.

(…) Maria Maddalena aveva l’autorità sacerdotale e nobiliare prescritta dagli antichi rituali e il suo rapporto con Gesù andò sicuramente ben oltre i termini raccontati dai Vangeli, essen­do l’espressione delle antiche sacralità iniziatiche eseguite in nome della Dea dell’Amore (...)Da qui appare credibile anche la storia di una dinastia da­vidica proseguita nel grembo, racham (l’utero) o kelì (coppa) della sacerdotessa Maria Maddalena che giunse nel sud della Francia, dando origine la stirpe dei Re-Maghi (Rex Deus) chia­mati Merovingi.

Non è quindi un caso che, ancora oggi, Maria Maddalena venga raffigurata con una coppa in mano, il Graal, come im­magine della sua gravidanza legata al sangue di Cristo.

brani tratti dal libro Nel Nome della Dea- sulle tracce dell’Antica Religione, Tipheret Ed. 2015