mercoledì 30 marzo 2016

Versione templare del codice cifrato di Alberti Di Attilio Marchetti Rossi



E' noto e condivisibile che i Templari usavano una serie di alfabeti crittografati : uno di questi é derivato dal disco di L.B. Albert (1467).

Il disco cifrante è il primo sistema di cifratura polialfabetica, ancor prima del “troppo” famoso cifrario di Vigenère rispetto cui è estremamente più potente.
L’apparecchio si compone di due dischi concentrici, rotanti uno rispetto all’altro, contenenti un alfabeto ordinato per il chiaro (testo da cifrare) e un alfabeto mischiato per il cifrato (testo risultante). Permette la sostituzione polialfabetica con periodo irregolare. Lo scorrimento degli alfabeti avviene per mezzo di lettere chiave inserite nel corpo del crittogramma.

Nonostante la potenza di questo algoritmo il suo utilizzo è molto semplice e intuitivo.

Incontro a Castel del Monte con il prof. Antonio Zichichi Di Nicola di Candia



Nicola di Candia, Socio del Clan Sinclair Italia incontra il Prof. Antonio Zichichi in occasione dell’inaugurazione della mostra che dal 24 Marzo al 15 Novembre, all'interno di Castel del Monte la mostra "Matematica e Bellezza: Fibonacci e il Numero Aureo".

Mai
luogo fu più adatto per ospitare questo tema che il 23 e' stato
presentato ed inaugurato dal prof Antonino Zichichi. All'interno delle
sale si potranno ammirare riproduzioni di opere di Botticelli,
Giorgione, Leonardo con la planimetria di Castel del Monte a cui le
stesse sono collegate ed anche opere più recenti di De Chirico, Botta ed
altri all'interno delle quali si potrà individuare il rapporto aureo.
 
Sarà lo stesso Zichichi che in una video intervista potrà far
comprendere al visitatore il concetto di numero aureo.
 Ieri
all'inaugurazione alla domanda su cosa ne pensasse di Castel del Monte,
Zichichi ha risposto con queste parole: 

"È un Tempio alla intelligenza del Cosmo e dell'Uomo"
 

Le frecce del diavolo (menhir neolitici vicini a Boroughbridge, nello Yorkshire, GB). Di Douglas Swannie



Queste pietre hanno stimolato diverse leggende tra cui la più nota è la seguente:

"C’era una volta vecchio molto pio (probabilmente un druido) considerato un eccellente contadino. Tuttavia, ogni anno, al momento della raccolta le sue messi venivano saccheggiate dai suoi vicini ingordi; questo fatto lo addolorava a tal punto che un giorno gli apparve il Diavolo, che gli disse che, se il vecchio avesse abiurato dal suo stato di santità, non sarebbe stato mai più disturbato, e che tutto quello che avesse fatto crescere da quel momento non sarebbe stato rubato o saccheggiato.

Il vecchio, come Eva nell’Eden, cedette alla tentazione, e subito obbedì alla proposta di Satana per un mero guadagno terreno. Così, quando le colture del vecchio iniziarono ancora una volta ad essere saccheggiate, il Diavolo lanciò dalle regioni infernali alcune poderose frecce, che, scuotendo la terra, spaventarono così tanto i saccheggiatori che il vecchio non fu mai più molestato.

Da qui il nome di “Frecce del Diavolo”.

Locandina


Presentazione del libro del VicePresidente del Clan Sinclair Italia Massimo Agostini Nel Nome della Dea



Carissimi soci del Clan

ho l'onore ed il piacere di estendervi l'invito del Presidente Tiziano Busca, del Vice Presidente Massimo Agostini e di tutto il direttivo del Clan Sinclair Italia alla presentazione dell'ultimo libro di Massimo Agostini Nel Nome della Dea.


In allegato troverete la locandina con tutte le informazioni relative agli orari ed alla location. Sarà sicuramente una occasione unica in quanto a presentare il libro ci sarà il Prof. Gabriele la Porta tra l'altro Socio Onorario del Clan Sinclair Italia. Che in questa immagine vediamo con il VicePresidente, Michele Polini, Egidio Senatore ed ovviamente il Presidente Tiziano Busca

L'evento è pubblico quindi potrete estenderlo a chi volete.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.

Mi auguro di incontrarvi tutti a Rimini in questo fine settimana, nel frattempo un caro saluto con un motto che oramai ci contraddistingue da un po:

“La Cultura non riposa mai e sopratutto non si fa a parole”


Dato alle stampe il primo libro di Tiziano Busca, Presidente del Clan Sinclair Italia e Sommo Sacerdote del Rito di York



Il Rito di York è il Rito Massonico più anziano e più diffuso nel mondo. In Italia sono pochi gli studi e questo è il primo tentativo di presentazione più o meno organica e coerente della storia, della simbologia dei gradi, dell'operatività mai prescritta ma sempre suggerita. Perché la Massoneria è uno scrigno di tesori dal valore incommensurabile. Che non si può più conservare in tinello.
 

Chi fosse interessato ad acquistalo potrà farlo in Gran Loggia presso il nostro Stand o presso lo stand Tipheret che non potrà mancare.

Chi invece fosse interessato all'acquisto online ecco il sito dell'editore:

Buona Lettura

Il Clan Sinclair Italia rinnova il suo appuntamento in Gran Loggia



Carissimi Soci del Clan Sinclair Italia

Questo è il quarto anno che il Clan Sinclair Italia sarà presente con il suo stand informativo a Rimini, in occasione della annuale Gran Loggia.

In 4 anni questo appuntamento è diventato una consuetudine nella quale potervi incontrare e scambiarsi idee ed opinioni e fare anche un po il punto della situazione sulle iniziative fatte dal Clan e su quelle ancora da organizzare.

Saremo presenti come sempre tutti e tre i giorni che sono per la precisione 1-2-3 Aprile presso il Palacongressi di Rimini al solito posto, come potete vedere dalla cartina allegata

Vi aspettiamo!

Viaggio esoterico con il Presidente Tiziano Busca nei simboli della Cattedrale di Lisbona



Sono passati esattamente due anni dalla prima volta che, con il Rito di York, ci recammo a Lisbona. La prima volta su suggerimento di Tiziano abbiamo scoperto dei luoghi ricchi di storia, fascino e soprattutto di simboli, questa volta abbiamo avuto la fortuna di avere il Presidente del Clan come guida esoterica d’eccezione in questi luoghi che molto hanno da raccontare. Per questo motivo si è deciso di redigere questa sorta di “diario di viaggio” che racconti le sue riflessioni e gli insegnamenti che solo chi percorre i sentieri della Conoscenza è in grado di poter trasmettere.

Se mi è concessa una piccola riflessione personale devo ammettere che Tiziano è una persona che ho imparato ad apprezzare con il tempo e con la frequentazione; perché non è una di quelle persone a cui piace ostentare la propria conoscenza, anzi, si pone sempre un passo dietro gli altri consapevole del fatto che poi alla fine ognuno di noi deve percorrere la propria strada. Alle mie insistenti domande, da curiosa ed irruente profana, molto spesso non ha risposto direttamente, anzi il più delle volte non ha risposto proprio, imponendomi di ricercare e di studiare per poi ritornare da lui con una interpretazione, con delle ipotesi che sono state la chiave per accedere a discussioni nelle quali mi ha fornito spunti per approfondimenti e riflessioni, solo allora sono arrivati dei suggerimenti, quasi a voler dire, parafrasando il suo modo di esprimersi “bene!, adesso prova a collegare questo che mi stai dicendo con quello che sai della storia dei Templari” e li poi arrivava in genere una perla, o un piccolo regalo; una citazione di un pezzo delle Scritture ad esempio. Ma nulla più.

Qualche volta invece si limitava a notare ad alta voce un particolare esclamando  “ bellissimo! Due animali che mangiano il fiore della vita!” e poi il silenzio.

 Ecco alla fine quando frequenti Tiziano devi studiare per forza, ed ogni pezzo di Conoscenza te lo guadagni con fatica ed ore passate davanti al PC o sui libri, quando basterebbe un ora nella quale ti spiegasse quello che sa. Invece no, lui quello che sa non te lo dice nemmeno sotto tortura! All’inizio reputavo odioso questo atteggiamento, poi chissà ormai sarà l’abitudine o meglio la rassegnazione ho imparato a conviverci, e vi dirò che forse ho anche imparato ad apprezzarlo in un mondo nel quale tutti soffrono di sindrome di protagonismo e vogliono a tutti i costi riversarti addosso quanto sanno non tanto per permetterti di crescere, ma molto spesso per dimostrarti che “loro” sanno. Ecco a Tiziano, purtroppo per me, non importa dimostrare nulla.

Ora vi starete chiedendo dove voglio andare a parare con questo preambolo e che ha che vedere con Lisbona, era solo per dire che quello che leggerete è il frutto di questi ami lanciati nel mare della interpretazione dei simboli e dei pesci che hanno abboccato.


Forse è solo frutto di coincidenze, o più probabilmente il fatto di essere il Presidente di un Clan come quello dei Sinclair la cui storia familiare si intreccia con quella dell’Ordine del Tempio è una sorta di Vip Pass per elementi strettamente connessi con i Templari. Nonostante due anni fa avessimo visitato il Castello de S. Jorge la statua di Alfonso il Conquistatore proprio non l’avevamo vista. Il Re portoghese Alfonso I il Conquistatore (1139-1185) infeudò i cavalieri del Tempio della regione montuosa delimitata dai corsi del Nabão, dello Zêzere e del Tago per ricompensarli del ruolo avuto nella guerra di Reconquista a partire dal 1147.
Come sappiamo il Portogallo, al pari della Scozia, dopo la soppressione dell’Ordine da parte della corona francese, accolse i Templari superstiti, gli anni in cui si svolsero i fatti appena citati mostrano una relazione con l’Ordine del Tempio già a partire dal loro periodo d’oro e le fattezze della statua sono evidente segno che Re Alfonso fosse un appartenente all’Ordine; lo possiamo vedere dall’abbigliamento, la tipica cotta da Cavaliere, e dallo scudo di foggia templare su cui fa bella mostra di se la croce patente simbolo da sempre degli appartenenti all’Ordine.


Non deludendo le nostre aspettative, anche la Cattedrale di Lisbona ci ha regalato momenti di crescita , avevamo già parlato di lei in un precedente articolo di questa rubrica “i luoghi della leggenda” da cui prenderemo qualche informazione giusto per ricollocare i simboli su cui ci siamo maggiormente soffermati.


Due accenni storici sono doverosi:

Nel 1150 Alfonso I il Conquistatore fece costruire, sul terreno dove sorgeva una Moschea, una sontuosa Cattedrale il cui destino e la cui architettura furono segnati da ben tre terremoti; motivo per il quale quello che ci ritroviamo ad ammirare oggi è un mosaico di architetture molto diverse motivate da azioni di restauro e di manutenzione o addirittura di ricostruzioni successive. La facciata principale di questa Cattedrale è in stile Romanico, ma contiene elementi che richiamano più lo stile Gotico di ispirazione squisitamente Francese, perché a questa facciata romanica, sono affiancati due torri campanarie gemelle, e al centro ed in altro, in corrispondenza del portale, il grande rosone circolare. Le parti più antiche restano quindi il deambulatorio ed il chiostro; perché sono le uniche rimaste integre dopo il terremoto, sono risalenti quindi all’epoca della costruzione. Il deambulatorio nascosto dietro l’abside, è costituito da nove cappelle gotiche, il chiostro del XIII secolo custodisce importanti scavi archeologici, come manufatti in pietra del VI secolo A.C., una cisterna medievale, botteghe e fondamenta islamiche. Nella cappella dei Santi Cosma e Damiano,  troviamo i sarcofagi del XIV secolo di Lopo Fernandes Pacheco, compagno d’armi di Alfonso IV, e di sua moglie Maria Villalobos, tra i migliori esempi di sarcofagi della Cattedrale e di tutta la produzione tumulare portoghese. Lopo Fernandes Pacheco fu elevato Cavaliere dallo stesso Alfonso IV, e scelse personalmente come dimora per il suo sonno eterno la Cattedrale di Lisbona in modo da poter essere sempre al fianco del Re che aveva in vita servito con onore e lealtà. 


L’effige del suo sarcofago lo dimostra in quanto lo ritrae con la sua spada da Cavaliere ed un cane ai suoi piedi. Nell’antichità il cane era uno dei simboli che rappresentavano il Male solo nel Medioevo venne associato alla fedeltà.


Ma è un particolare di non poco conto che ci riporta all’Ordine del Tempio; la lunga barba di Lopo Fernandes Pacheco, infatti i Templari portavano come segno distintivo la barba lunga.


Ma un altro particolare presente sul sarcofago ha attirato l’attenzione di Tiziano; l’immagine di due cani che sembrano aver divorato un terzo animale di cui si intravede solo una zampa. 


Tutto lascia pensare che si tratterebbe di un Gallo, che cosa potrebbe voler significare? Ad un primo e frettoloso sguardo potrebbe sembrare una scena cruenta, ma da un punto di vista simbolico, spiega Tiziano, l’atto di “Mangiare” divorando qualcosa o qualcuno ha a che vedere con l’atto stesso di appropriarsene. I cani, nel momento in cui lo mangiano si appropriano simbolicamente delle caratteristiche esoteriche rappresentate dal gallo. Le fanno letteralmente proprie.

Da sempre Il Gallo è un animale strettamente legato al Sole, di cui annuncia il sorgere. E' il simbolo della rinascita ed è un alleato delle forze benefiche e protettrici, in tal modo molto probabilmente i due animali, che sono coloro deputati a vegliare per l’eternità il Cavaliere, nutrendosi del Gallo vogliono appropriarsi delle sue caratteristiche protettrici. Sicuramente questo sarà oggetto di studi e riflessioni più approfondite una volta tornati in Italia.

Immersi in un Universo simbolico composto fa Green Man, pentalfa e sigilli di Salomone, nel chiostro una statua lignea di una Maddalena evidentemente gravida, tanto che viene chiamata la Madonna “riempita”. 


Non poteva mancare il misterioso capitello di cui avevamo parlato nel precedente articolo, di cui riportiamo qualche frase: 
Infervorata dalle allora recenti letture sulla più famosa Cappella di Rosslyn nelle vicinanze di Edimburgo edificata dai Templari, mi sembrava di aver scoperto qualcosa di eccezionale e di molto simile al mais presente nella cappella, ovviamente senza tralasciare tutto il discorso che ne consegue. Ho quindi sottoposto l’immagine ad altri per averne un parere, e con mio sommo piacere si è intavolata una lunga ed accesa discussione sui simboli; alla fine arrivammo ad un compromesso più che ad una vera e propria conclusione, poteva trattarsi di “frutti” di Agave, più precisamente assomigliava al bulbo della pianta che viene lavorato al fine di estrarne il succo. Prima che esistesse la tequila, gli aztechi mischiavano succo d’agave e sale come rimedio per diverse infezioni della pelle. Studi recenti hanno confermato che l’agave ha effettivamente molte proprietà curative, ma noi ne sfruttiamo quelle alimentari nelle diete ipoglicemiche e ipocaloriche. Il succo o sciroppo d’agave si ricava dall'agave blu (Agave Tequilana), appartenente alla famiglia delle Agavaceae, una pianta succulenta del deserto del Messico. Ha radici lunghe e numerose, fusto breve, con rosetta di foglie carnose dotate di molte fibre, se tagliate presentano una struttura gelatinosa. Nelle foglie è quasi sempre presente la spina apicale, a volte le spine compaiono anche lungo i margini. Fiorisce presentando un'alta infiorescenza ai 7-8 anni di età della pianta, che in genere alla maturazione dei frutti secca. La zona dove si registrano le migliori condizioni ambientali per la coltivazione dell’agave è l’area geografica di Jalisco, vicino a Tequila. L'agave è piantata in territori estesi, dove i contadini la fertilizzano e la nutrono per diversi anni. Dopo i primi tre anni, le cime delle foglie vengono tagliate per accelerare la crescita e farla così maturare in 8 - 11 anni, per poter ricavare il miglior succo d'agave Lo sciroppo d'Agave è prodotto dall'amido della pianta, contenuto nelle radici a bulbo simili ad ananas, e chiamate dalle popolazioni locali "cuore". Si ottiene con un processo di estrazione e concentrazione totalmente naturale. Il succo viene filtrato dalle parti solide, poi lo si fa scaldare in modo da trasformare i carboidrati (l'amido) in zuccheri (fruttosio) e poi viene concentrato fino a ottenere uno sciroppo, leggermente più fluido del miele, ma senza sapore, in grado di dolcificare il 25% in più dello zucchero bianco
La cosa curiosa è che effettivamente c’erano dei parallelismi con Rosslyn, infatti anche l’agave era una pianta originaria della porzione meridionale del Nord America, delle isole caraibiche, e della parte settentrionale del Centro America, con una maggiore concentrazione di varietà e diffusione nell'attuale Messico. Solo A partire dal XVIII secolo furono esportate dapprima in Europa, per motivi di studio e come piante ornamentali; successivamente furono esportate per le loro capacità produttive soprattutto in colonie di paesi europei che avessero caratteriche climatiche simili a quelle dei paesi d'origine. Come poteva essere conosciuta in Portogallo nel 1100?
Arrivati a questo punto del racconto credo che tutti noi conosciamo la risposta.
 

Nella colonna della foto, di cui purtroppo non abbiamo informazioni, sembrano rappresentate le tre processioni della consacrazione del Tempio di Salomone. Ma la colonna è incompleta o fortemente danneggiata e fa parte di un gruppo di reperti in marmo bianco abbandonati in un angolo del chiostro. Sembrano far parte di un blocco unico ma non sappiamo la loro funzione ne tanto meno la collocazione originaria, sugli altri sono rappresentate scene che richiamano ad episodi del Vecchio Testamento, ma visto lo stato in cui si trovano è difficile ricostruirne il percorso di senso.


Interessante è anche il sarcofago abbandonato quasi rivenuto in una nicchia del chiostro accanto a tanti altri in pessimo stato conservativo, curiosa è la rappresentazione di due diversi tipi di bastoni; il primo che richiama il bastone vescovile che ha il nome di Pastorale che è simbolo dell’autorità ecclesiastica e spirituale del Vescovo. Accanto un bastone che potrebbe essere una rappresentazione simbolica del Bastone Fiorito di Aronne.

Sebbene molti sono gli spunti di riflessione emersi da questa visita e nonostante forte sia il senso di appagamento tante restano le domande che non hanno una risposta, tanti i simboli su cui lavorare ed interrogarci. Nonostante nella nostra visita abbiamo perso il senso del tempo, come conviene che accada in un luogo sacro, siamo consci di aver percorso appena pochi passi sul cammino della conoscenza.

giovedì 17 marzo 2016

Terza puntata delle ricette Medioevali di Michele la Rocca



TORTA DELLE ROSE


INGREDIENTI: 500g di farina 00, 8g di lievito di birra in polvere, 100g di zucchero, una bustina di vanillina, un cucchiaio di sale, scorza e gocce di un limone grattugiato, 2 uova, 80g di burro, 135 ml di latte tiepido (37/40°).  Per la farcitura: 100g di burro, 100g di zucchero.
PREPARAZIONE: Sbattere in una terrina le uova con zucchero finché non saranno spumose. Unire al composto il burro liquefatto, il lievito sciolto nel latte tiepido, lo zucchero, la vanillina e poche gocce di limone. In un'altra terrina preparare la farcitura lavorando burro morbido con zucchero. Dividere l’impasto in diverse parti e con il mattarello farne dei dischetti che verranno spalmati con la farcitura e richiusi come fossero dei cannelloni. Dare poi la forma di rosa avvolgendo ciascun dischetto a spirale. In una teglia tonda imburrata, disporre una rosa al centro e le altre intorno. Passare in forno ben caldo.



PANE D’ORZO
INGREDIENTI: 200g di farina di orzo, 50ml di olio extravergine di oliva, acqua, sale.
PREPARAZIONE: Impastare la farina con l’olio aggiungendo un paio di cucchiaini di acqua tiepida. Eventualmente aumentare la quantità di olio perché l’impasto deve risultare abbastanza oleoso. Stendere l’impasto su una superficie infarinata e cuocere il disco a 200°c.
 
RICETTA DI CARNE CON CAVOLI


INGREDIENTI: Cavoli, carne di maiale o di agnello, finocchio, petrosello, uova, pepe, zafferano, polvere di mix di spezie.
PREPARAZIONE: metti la carne a cuocere in pentola e aggiungi finocchio e petrosello e mescola. Poi togli la carne e aggiungi i cavoli , polvere di spezie e uova. Pesta tutto. Infine condisci la carne con il composto.




PUREA DI CECI E ZENZERO


INGREDIENTI: ceci, aceto di vino, limoni, cannella, pepe, zenzero, prezzemolo, menta, ruta, olio.
PREPARAZIONE: cuocere i ceci in acqua, poi pestarli nel mortaio fino a ridurli a purea, mescolare con aceto, succo di limone, cannella, pepe, zenzero, prezzemolo tritato, menta tritata, ruta tritata, aggiungendo olio. Servire così o con aggiunta di olive anche condite.



mercoledì 16 marzo 2016

Star Wars una riflessione di Davide Ursi



L’ultima trilogia di Star Wars è iniziata con: “il risveglio della forza”  e io, da buon cinefilo, soprattutto quando si tratta di film che io ritengo esoterici, mi sono affrettato a vederlo per scoprire cosa ci aspetta.
Come per tutte le trilogie, il primo capitolo è una spiegazione di come si sia arrivati alla storia che seguirà e di che fine hanno fatto gli interpreti principali.
C’è un po’ di tutto: robot impazziti, spade laser, un nuovo piccolo automa che rifà il verso a C1P8 il quale apparirà verso la fine del film, la bella nomade con poteri simili ai Jedi, il ribelle delle legioni imperiali che la seguirà all’inizio per salvare sé stesso e inseguito per aiutarla un cattivo che si scoprirà legato ai vecchi personaggi che usciranno allo scoperto via via che il film si snoda.
Sopra di tutto, la forza che si sta risvegliando da un torpore creato dalla negatività espressa dagli uomini.
Pochi lo sanno ma George Lucas è, come si potrebbe dire, un iniziato che cerca con un film fantastico di trasmettere qualcosa. Infatti il concetto di base è un po’ quello dello Shintoismo, una  religione che vede tutto il cosmo, ovvero tutto ciò che esiste, come pura manifestazione del divino, è dunque una religione dai caratteri panteistici. Nella religione shintoista ogni cosa è sacra poiché la materia stessa che costituisce tutte le cose che esistono ha un fondamento divino.
Anche il Cristo afferma che seguendolo riceveremo cento volte tanto quello che abbiamo dato, la Kabbalah dice che l’entità superiore è la Luce che regola e dà in base a ciò che riceve.
Così in Star Wars abbiamo una Luce che sonnecchia in attesa di nuovi apostoli che riceveranno i doni dei Jedi e dovranno combattere contro il male che è sempre presente e tenta eternamente di vincere sul bene.
Il film scorre molto bene fra colpi di scena, inseguimenti in astronave e combattimenti a colpi di spade laser, inoltre vi sono alcuni colpi di scena che non voglio svelare per chi non lo avesse ancora visto, i personaggi sono più o meno gli stessi, invecchiati e più saggi, escluso il vecchio Ian Solo che continua ad essere l’affascinante delinquente che è sempre stato.
Se si pensa alle trilogie precedenti si nota che la ciclicità degli eventi è meravigliosamente rispettata, nella prima serie abbiamo Annakhin Skywalker che diverrà Jedi, si sposerà, avrà due figli e distruggerà ogni cosa con la sua superbia e l’abbandono al lato oscuro, nella seconda Luke Skywalker che cresce, impara a divenire un Jedi conosce la sua vera famiglia, lotta con il padre e, divenuto Jedi non solo lo batte ma lo aiuta a tornare nella Luce, nella terza non sappiamo cosa ci aspetta ma son in attesa per vedere cosa ci attende anche se, a livello esoterico mi sembra un po’ meno luminosa.
La fine del primo episodio è malinconica con uno Skywalker che, con il viso sofferente guarda la giovane davanti a lui cercando di comprendere perché la forza si stia risvegliando e quale pericolo sta minacciando la Luce.

Continuano i nostri viaggi culinari nella cucina del Medioevo con Michele la Rocca



SPALLA DI MONTONE ARROSTO
INGREDIENTI:  1 spalla di montone di circa 1,5kg, 150g di pancetta molto grassa, sale, salsa verde.
PREPARAZIONE:  Tagliare la pancetta a dadini e lardellare la spalla che in precedenza è stata posta in una leccarda. Salar, togliere dalla leccarda  e arrostire allo spiedo. Servire con la salsa verde. Recuperate il sugo dalla leccarda e aggiungerlo alla salsa verde.



OLIVETTE DI S.AGATA
INGREDIENTI: 300g di mandole dolci sgusciate, 300g di zucchero, 1 cucchiaio di Rum, uma fialetta di colorante verde, acqua.
PREPARAZIONE: triturare le mandorle e 100g di zucchero fino ad ottenere una farina omogenea. Sciogliere iun un pentolino 200g di zucchero con poca acqua, a fiamma dolce, fino a renderlo liquido, facendo attenzione a non caramellarlo. Unire allo zucchero liquido la farina di mandorle, il rum e il colorante. Amalgamare il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo, con il quale formare le “olivette” da cospargere con lo zucchero. Lasciare riposare in luogo asciutto prima di servire.



FAGOTTINI DEL CALIFFO AL-MUSTASIM

INGREDIENTI: fegati di capretto e/o agnello, olio, pasta fresca in sfoglie, ruta, timo, murri( o colatura di alici), sale, sedano, olio.
PREPARAZIONE: far bollire i fegatini con le reti in acqua, timo e olio senza farli cuocere del tutto. Tagliare la sfoglia di pasta a pezzetti, riempire la pasta con i fegatini, il murri,la ruta e il timo facendo dei fagottini, ammorbidirli con olio e cuocere in forno.


martedì 8 marzo 2016

Massimo Agostini VicePresidente del Clan Italia nel suo pensiero per le donne

Festa della Donna
Nel giorno delle Dee ricordo IPAZIA,la filosofa pagana uccisa dai cristiani!

il mondo illuminato non può dimenticare Ipazia, la filosofa bizantina assassinata ad Alessandria d’Egitto dalle milizie fondamentaliste cristiane del vescovo Cirillo nella primavera del 415, poco prima di Pasqua.

Una donna del passato da cui prendere esempio - di Douglas Swannie

La mia proposta per una donna del passato da cui prendere esempio è la coraggiosa umanista Olimpia Fulvia Morato (1526-1555). Fu probabilmente la più famosa umanista donna del Rinascimento, nata a Ferrara nel 1526 e figlia dell’umanista Fulvio Pellegrino e di Lucrezia Gozzi. Educata, fin dalla tenera età, dal padre in lingua e letteratura latina e greca, si rivelò un genio molto precoce in astronomia, botanica, zoologia e meteorologia.
All'età di 14 anni, Olimpia divenne compagna di studi della principessa Anna d'Este, figlia di Renata d'Este, e cinque anni più giovane di lei: con la principessa ella fu educata dai precettori, i fratelli Johann e Kilian Sinapius, originari di Schweinfurt (Baviera). L'anno dopo, nel 1541, fu convertita, assieme al padre, alla Riforma protestante dall’umanista torinese Celio Secondo Curione. Ma, nel giro di pochi anni, a causa della crescente pressione dell'Inquisizione e dei Gesuiti sul Duca di Ferrara Ercole II (questi aveva perfino confinato la moglie Renata, di fede protestante, nel palazzo di San Francesco), Olimpia si trovò in una situazione sempre più difficile resa più penosa dalla morte del padre nel 1548.
Nell'inverno 1549 Olimpia decise di sposare il medico protestante Andreas Grundler, che si era laureato in medicina a Ferrara: una scelta di campo coraggiosa dell'umanista ferrarese, che lei confermò anche nella primavera 1550, quando, assieme a Lavinia Franciotti della Rovere Orsini, e sfidando la potente Inquisizione, cercò inutilmente di intercedere per la liberazione del fornaio di Faenza, Fanino Fanini, imprigionato come predicatore calvinista e successivamente impiccato e bruciato sul rogo il 22 agosto dello stesso anno.
Le crescenti persecuzioni contro i protestanti italiani convinsero Olimpia di emigrare in Germania nell'estate 1550 con il marito e con il fratellino Emilio di otto anni. Essi si stabilirono proprio a Schweinfurt, dove Andreas fu nominato medico della città e dove Olimpia, incoraggiata da Curione, tradusse i Salmi in greco e mantenne una fitta corrispondenza con letterati e riformatori in tutta Europa.
Ma era destino che Olimpia non potesse godere finalmente di un periodo di pace: nel biennio 1553-54, a causa della cosiddetta Seconda Guerra dei Margravi, Schweinfurt fu occupata, a più riprese, dai vari belligeranti, con successiva epidemia di peste e saccheggio della città. In quest’ultima occasione, Olimpia, Emilio e Andreas si salvarono per il rotto della cuffia, ma purtroppo persero tutti i loro averi, compresi moltissimi manoscritti della scrittrice. Vagarono per un mese di città in città e la salute di Olimpia peggiorò sensibilmente, a causa di frequenti attacchi di malaria. Finalmente, nel luglio 1554, i conti di Erbach offrirono a Andreas Grundler un posto di professore in medicina all'università di Heidelberg e l'umanista Jacobus Mycillus, ben conscio della fama e della preparazione della ferrarese, invitò Olimpia a dare lezioni di greco all’Università stessa.
Nell'ultimo anno della sua vita a Heidelberg, Olimpia riuscì a ricostruire, a memoria, alcuni suoi poemi distrutti, a riformare una nuova biblioteca con l'aiuto di Curione e a riprendere i contatti con i più famosi riformatori, come Pier Paolo Vergerio, a cui chiese di tradurre il Grande Catechismo di Lutero in italiano, ritenendo che potesse essere di grande utilità "ai nostri italici, specialmente alla gioventù". Tre anni dopo la Opera Omnia di Olimpia Fulvia Morato fu fatta pubblicare dall'amico di sempre, Celio Secondo Curione, presso l’editore Pietro Perna.
Ma la salute di Olimpia era definitivamente compromessa: il 26 ottobre 1555, all'età di soli 29 anni, ella morì di tubercolosi, seguita, alcune settimane dopo, dal marito e dal fratello, uccisi dalla peste.

Un pensiero speciale - Andrea Gilioli

Io non ho donne famose e importanti ma ho la mia nonna di esempio che mi ha accudito come un figlio e alla quale sono grato per avermi insegnato a stare al mondo e grazie alla sua maestosa e semplice ma allo stesso tempo regale eleganza ha navigato i tempi....il mio pensiero e ispirazione va a lei

Per l'8 Marzo la celebrazione di due donne straordinarie - di Valentina Marelli


Maria Skłodowska, meglio nota come Marie Curie (Varsavia, 7 novembre 1867 – Passy, 4 luglio 1934), è stata una chimica e fisica polacca e in seguito francese.
Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la fisica (assieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel) per i loro studi sulle radiazioni e, nel 1911, del premio Nobel per la chimica per la sua scoperta del radio e del polonio. Marie Curie è stata l'unica donna tra i quattro vincitori di più di un Nobel e, insieme a Linus Pauling, l'unica ad averlo vinto in due aree distinte.
Marie Curie crebbe nella Polonia russa; poiché qui le donne non potevano essere ammesse agli studi superiori, si trasferì a Parigi e nel 1891 iniziò a frequentare la Sorbona, dove si laureò in fisica e matematica. Nel dicembre del 1897 iniziò a compiere degli studi sulle sostanze radioattive, che da allora rimasero al centro dei suoi interessi. Dopo la morte accidentale del marito Pierre Curie, avvenuta nel 1906, le fu concesso di insegnare nella prestigiosa università della Sorbona. Due anni più tardi le venne assegnata la cattedra di fisica generale, diventando la prima donna ad insegnare alla Sorbona.

 Isabel Allende Llona (Lima, 2 agosto 1942) è una scrittrice cilena naturalizzata statunitense. È una delle autrici latinoamericane di maggior successo al mondo, con libri come La casa degli spiriti o La città delle bestie. Ha scritto romanzi basati sulle sue esperienze di vita, ma ha anche parlato delle vite di altre donne, unendo mito e realismo. Ha partecipato a molti tour mondiali per promuovere i suoi libri ed ha anche insegnato letteratura in vari college statunitensi. Vive dal 1989 in California con suo marito, e ha ottenuto la cittadinanza americana nel 2003.

A tre anni dalla sua nascita, in Perù, nel 1945 il padre, Tomas Allende, divorzia e abbandona la famiglia; la madre decide di tornare in Cile con i tre figli e andare a vivere nella casa del nonno a Santiago. Grazie all'aiuto del cugino del padre, Salvador Allende, futuro presidente del Cile, poi morto nel colpo di Stato del 1973, a Isabel e ai suoi fratelli non mancherà la possibilità di studiare e di vivere senza problemi economici. La casa del nonno sarà poi evocata nel primo romanzo, La casa degli spiriti, che nel 1982 le darà la notorietà e che trae spunto dalle vicende della famiglia Allende.

Il Clan Sinclair Italia omaggia le donne - Davide Riboli

Raccolgo volentieri l'invito di chi ha chiesto di non fare auguri mimosanti per questo otto marzo, ma di scegliere e presentare una grande donna del passato che ci sia stata in qualche modo di ispirazione.
La mia scelta è Erzsébet Báthory, contessa transilvana nata nel 1560 e morta di stenti nel 1614.
Alla storia è consegnata la pittoresca immagine di una sadica dagli appetiti insaziabili, dedita alla magia nera, che avrebbe ucciso più di seicentocinquanta persone, torturandole. Si mormorava facesse il bagno nel sangue delle vergini per mantenere artificiosamente la propria bellezza.
In verità, leggendo i pochi atti rimasti dell'epoca, si ha più l'impressione di una donna volitiva, probabilmente bellissima e molto colta. Parlava quattro lingue diverse che aveva studiato da sola. E più che carne umana, pare divorasse libri.
Rimasta vedova d'un marito rozzo e violento, avrebbe potuto regnare su una vera potenza dell'epoca, ma una donna alla guida di tale potenza sarebbe stata intollerabile per la maschia società transilvana e la santa chiesa.
Fu montata un'accusa mostruosa e, come sempre in questi casi, i testimoni accorsero a centinaia. Ai suoi servitori furono mozzate le membra e vennero bruciati vivi, mentre Erzsébet che essendo nobile non poteva essere condannata pubblicamente, fu murata nei suoi appartamenti.
Vennero murate anche le finestre e furono lasciate solo due fessure per l'aereazione minima, attraverso le quali le veniva passato il cibo e, d'inverno, una fascina per il camino.
Morì, grazie alla santa volontà degli uomini giusti e pii, dopo quattro anni di buio.